Racconti brevi: il Risveglio
Lei giaceva accanto a me addormentata. La guardavo, preso da una serenità che avevo perso ormai da tempo. La guardavo dormire, contento di essere lì, tra le sue braccia che mi avevano accolto con entusiasmo. Fuori sentivo le onde lontane che s’infrangevano sugli scogli. Non riuscivo a dormire. L’estate torrida mi aveva serbato questa sorpresa facendomi scoprire amante clandestino. Agosto era al termine, settembre mi avrebbe prepotentemente trascinato alla mia vita e lei sarebbe tornata alla sua, al suo uomo che non avrebbe mai sospettato nulla.
Un segreto così impensabile, rischioso, sotto gli occhi dei nostri amici eppure così inimmaginabile.
Quei pensieri malinconici ma felici nascondevano la mia stanchezza, tanto da decidere di andare a prendere un sorso d’acqua aiutato dall’oscurità che a quell’ora della notte avrebbe avvolto e celato la mia segretezza. Sgusciai fuori dalla sua stanza e mi diressi in cucina.
Fu allora che la vidi. Pensosa, vicino al tavolo, braccia incrociate, sguardo nel vuoto. Mi avvicinai, capii che non era tranquilla. Capii molte cose in quell’istante. Tutto quello che aveva fatto intendere agli altri era caduto in quell’oscurità, davanti ai miei divertimenti estivi, ai sospetti e davanti alla realtà.
Istintivamente mi avvicinarmi per abbracciarla. Riuscii a trattenermi, limitandomi ad avvicinarmi, fingendomi inconsapevole di quello che accadeva. Ci scambiammo poche parole, come se il silenzio fosse l’unico a dover parlare. Un silenzio in cui lei mi permise di leggere molte delle sue pagine che forse nessun altro avrebbe mai più sfogliato.
La lasciai andare via nella sua stanza, sapevo non avrebbe dormito.
Presi l’acqua. Rimasi in piedi con in mano il bicchiere, fissando il vuoto.
Avrei desiderato andare da lei, stendermi accanto, permetterle di chiudere gli occhi per farla sognare.
Ma dietro quell'altra porta due occhi si sarebbero aperti cercandomi. E non avrebbero mai potuto capire perché quell'abbraccio non c’era più. Un incantesimo si era spezzato e un altro si stava rompendo.
Trattenni la mia emozione, tornai in quel letto dove la mia compagna di un’estate, avvolta nel lenzuolo, non aveva notato la mia assenza.
Cercai di addormentarmi, senza riuscirci. Osservavo la porta chiusa, la immaginavo insonne, con lo sguardo ancora perso nel vuoto, cullando un'illusione.
Dall’esterno, le onde sulla spiaggia che avevo immaginato di poter sentire, tornavano ad essere i rumori che la strada generava.


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